Accenni Tecnici sui diffusori acustici
Premessa
I
diffusori acustici sono quegli elementi di un sistema di
riproduzione del
suono,
che si occupano strettamente della conversione del
segnale
elettrico
in onda meccanica o, appunto,
acustica. Essi rappresentano l'ultimo elemento della catena
di riproduzione e, proprio per questo, è possibile attribuire
loro la maggior parte della responsabilità nell'interfacciamento
con l'ambiente e con l'uomo.
Per questi motivi il progetto
e la realizzazione di questi elementi richiede anche una
conoscenza adeguata della scienza psicoacustica e delle
tecniche di ricostruzione del suono in ambiente.
Questo
ambito realizzativo richiede ai progettisti una notevole
interdisciplinarità
tecnica e scientifica. Infatti
sono richieste nozioni di elettronica controllistica e reti,
basi di elettromagnetismo, meccanica acustica, basi di psicoacustica.
Tutto questo, per molti, fa
della realizzazione di diffusori acustici, un ambito realizzativo
affascinante.
Prima di proseguire vediamo
i seguenti collegamenti:
I diffusori
acustici in ambito casalingo
Essenzialmente esistono due
categorie di diffusori in ambito casalingo, quelli passivi
e quelli attivi.
I
diffusori attivi sono costituiti da un insieme di
trasduttori,
o altoparlanti, unito ad un
amplificatore
audio. In parole semplici
un diffusore attivo si trova nella forma di una cassa dotata
di altoparlanti e contenente un circuito elettronico di
amplificazione del segnale. Questo genere di diffusori non
necessita quindi di amplificazione esterna ma solo della
sorgente sonora da amplificare; necessita però di alimentazione
da rete. I piccoli diffusori audio associati ai personal
computer sono generalmente di questo tipo.
I
diffusori passivi invece non contengono alcun circuito di
amplificazione del segnale per cui essi ricevono il segnale
da riprodurre e diffondere direttamente amplificato. Essi
non si collegano all'alimentazione di rete ma solo all'amplificatore
esterno. Quest'ultimo tipo di diffusori è tipicamente quello
dei normali impianti
stereo
casalinghi.
In questa sezione verranno
trattate, semplicemente, le tecniche di realizzazione riguardanti
i diffusori passivi. La differenza con quelli attivi è minima
e più che altro di tipo circuitale. La sostanza e le tecniche
generali per la corretta rappresentazione del suono in ambiente
sono le stesse.
Bisogna avere ben presente
che un sistema di riproduzione sonora, deve ricostruire
in un ambiente casalingo, quantomeno, il palcoscienico o
lo studio dove è stato effettivamente registrato il concerto.
L'analisi psicoacustica e dell'ambiente sono fondamentali
per ottenere dei risultati credibili.
La percezione
del suono
Lo studio della percezione
del suono ha modificato radicalmente le tecniche di costruzione
dei diffusori o "casse" acustiche.
Gli ambiti principali entro
la quale possiamo concentrare la nostra attenzione sono
due:
Il suono e l'orecchio
L'orecchio
ha un comportamento particolare e la sua risposta varia
sia in
frequenza
(acutezza o gravità del suono)
sia in intensità (volume). Risulta per cui che l'ascoltatore
abbia percezioni differenti del suono a seconda di quale
sia l'intensità e la frequenza. Ad esempio la percezione
dei "bassi" o suoni gravi, aumenta in funzione del volume:
a basso volume l'ascoltatore sente in evidenza voci femminili
e note acute, mentre a volumi sostenuti il suono si riequilibra
decisamente riportando le note gravi prima in equilibrio
e poi anche in evidenza rispetto alle medie e alte.
Inoltre l'orecchio ha una
frequenza di risonanza, dovuta alla sua forma e lunghezza,
che si attesta poco sopra i 2500 Hz. Questo vuol dire che
l'orecchio è molto sensibile ai suoni che hanno questa frequenza
in evidenza (il pianto di un bambino) e basta poca intensità
per rilevarli.
Vedere
le curve Isofone stabilite dai ricercatori Fletcher e Munson
già dagli
anni
'30.
Stereofonia
e cervello
Il
cervello può essere "ingannato". Nel senso che egli per
sua condizione naturale è chiamato a processare contemporaneamente
(stereofonia)
le informazioni provenienti dalle due sorgenti a disposizione
che sono le orecchie. Fornendo ad esse suoni lievemente
differenti, secondo opportune regole, si può far credere
al cervello che quello che stà ascoltando arrivi da una
unica sorgente situata in una particolare posizione e ad
una precisa distanza. La capacità che ha il cervello di
"ricostruire" un ambiente virtuale è al centro di tutte
le soluzioni adottate per la realizzazione di eccellenti
sistemi di diffusione acustica o
Hi-fi.
Un aspetto molto importante
che riguarda la percezione riguarda il significato che il
cervello assegna alle varie frequenze. Alle alte frequenze
(tipicamente sopra i 1500 Hz) il cervello associa il concetto
di profondità della sorgente sonora, basandosi sulle differenze
di intensità rilevabili alle varie frequenze. Le basse frequenze
sono più "avvolgenti" e meno localizzabili anche se pure
per esse il cervello assegna concetti di vicinanza basandosi,
però, sui tempi di arrivo delle varie onde. Questo vuol
dire che quando l'ascoltatore sente varie note acute di
diverse intensità, tenderà a credere più lontane quelle
meno "forti". Appena il suono diventa meno acuto (medie
frequenze) la differenza di intensità diventa meno importante
per ricostruire virtualmente la distanza delle sorgenti
e addirittura alle basse frequenze conta maggiormente il
suono che arriva prima.
Tutto questo ha implicazioni
importantissime sulla disposizione dei diffusori in casa
e sulla posizione del punto di ascolto e dove maggiormente
si sente meglio.
Ambiente
L'ambiente è assolutamente
determinante per la rappresentazione del suono. Nel concetto
d'ambiente dobbiamo inserire la dimensione e forma della
stanza d'ascolto, l'occupazione degli spazi, la posizione
d'ascolto.
La dimensione e forma, in
particolare, incidono maggiormente sulla rappresentazione
delle note gravi (basse frequenze). Se la stanza d'ascolto
è una normale sala casalinga, in genere non sarà più grande
di 5x7 metri e il limite di rappresentazione corretta delle
basse frequenze sarà, lungo la dimensione maggiore, di 50
Hz. Sotto questa frequenza l'onda sonora tenderà a non essere
più rilevabile correttamente: in parte a propagarsi all'esterno,
in parte ad entrare in risonanza con l'ambiente d'ascolto
generando pericolose (per l'alta fedeltà) onde stazionarie.
Altre onde stazionarie si potranno formare in funzione delle
altre dimensioni della stanza: ad esempio intorno ai 120
Hz relativamente all'altezza del soffitto.
Per una completa trattazione
dell'argomento si dovrebbe approfondire anche il tema del
campo diretto e del campo riverberato. Si intende con questo
che l'ascoltatore non viene raggiunto solo dai suoni emessi
direttamente dagli altoparlanti (campo diretto), ma anche
da quelli che prima di arrivare all'orecchio dell'ascoltatore
rimbalzano per casa su mobili e pareti (campo riverberato)
e che magari possono contribuire a rafforzare o annullare
certi suoni del campo diretto disturbando così la qualità
dell'evento sonoro.
Occorre considerare anche
il materiale costruttivo della casa: pareti sottili consentono
al suono di uscire di casa agevolmente diminuendo la percezione
dei bassi che può avere l'ascoltatore interno. Per questo
motivo esiste una tendenza da parte di alcuni costruttori
ad adattare i propri prodotti al tipo di mercato, al tipo
di abitazioni che si potrebbero trovare. Il caso più evidente
riguarda i costruttori americani che disegnano i propri
diffusori per essere inseriti in case di legno o prevalentemente
con pareti sottili, contrariamente al caso europeo dove
mattone e cemento sono predominanti.
Lo spazio interno non dovrebbe
essere troppo simmetrico per non causare risonanze, eccedenze
o annullamenti. Bisogna sempre immaginare che le onde sonore
prima di arrivare al nostro orecchio rimbalzino un po' dappertutto.
La posizione d'ascolto è una
cosa complicatissima. Nessun diffusore potrebbe davvero
compiere bene il suo lavoro se poi venisse disposto malamente.
Di solito si segue la prassi del triangolo isoscele dove
la distanza tra i diffusori sarebbe di 2 metri e la distanza
dall'ascoltatore di 2 metri e mezzo. Ovviamente in proporzione
all'ambiente di ascolto. L'inclinazione dei diffusori verso
l'ascoltatore determina notevolmente la percezione della
spazialità e della profondità. Inoltre i singoli altoparlanti
hanno direttività e caratteristiche di emissioni differenti
l'uno dall'altro per cui agendo sull'inclinazione del diffusore
e sulla sua orientazione si può notevolmente favorire la
predominanza di certe frequenze rispetto ad altre. Tutte
queste semplici considerazioni servono semplicemente a chiarire
l'ambito progettuale e i vincoli principali entro la quale
il progettista di diffusori acustici deve muoversi.
Configurazioni
base
Esistono almeno due tipi di
configurazione:
-
sistemi
multicanale
-
sistemi
stereofonici
Tra questi due vi è essenzialmente
una differenza sul numero di diffusori da approntare e sulla
sorgente sonora che cambia radicalmente.
In
particolare sui primi, essi richiedono un numero di amplificatori
pari al numero di casse installate e questo dipende dallo
standard multicanale che si sceglie; ad esempio, esistono
sistemi multicanale da 5 diffusori fino addirittura ad 8.
Per capire il perché di questo genere di installazioni occorre
vedere i link:
Audio
multicanale e
DTS.
In questa semplice trattazione
ci limiteremo ai sistemi a 2 canali, stereofonici, anche
perché le basi progettuali sono condivise fra tutti i sistemi.
Un altro ambito di configurazione
riguarda il singolo diffusore:
-
diffusore
monovia,
-
diffusore
a 2 vie,
-
diffusore
multivia.
Queste configurazioni si basano
su diverse linee e scelte di progetto. I motivi dell'offerta
di queste diverse soluzioni possono essere commerciali,
di design ed elettroacustico. Non è scontato che un sistema
monovia possa costare meno di un 2 o 3 vie.
Caratteristiche
generali degli altoparlanti
Prima di approfondire questi
sistemi occorre conoscere meglio gli altoparlanti.
Essi sono dei trasduttori
elettromeccanici (convertono l'energia da elettrica a meccanica)
che lavorano nello spettro delle frequenze audio (dai 20
ai 20.000 Hz). L'onda acustica è un'onda d'aria che si propaga.
L'altoparlante è quindi uno stantuffo a tutti gli effetti,
in grado di vibrare producendo compressioni e decompressioni
dell'aria, a varie frequenze.
Ogni onda ha un'energia che
dipende anche dalla frequenza a cui viaggia. Onde ad alta
frequenza hanno più energia, a parità di massa d'aria spostata,
di quelle a bassa frequenza. Questo vuol dire semplicemente
che un altoparlante quando emette un suono acuto non ha
la necessità di spostare grossi volumi di aria rispetto
a quando emette, invece, un suono greve.
Quindi mentre le onde a bassa
frequenza hanno bisogno di un importante volume di spostamento,
le onde ad alta frequenza no, bensì richiedono solo velocissimi
spostamenti dell'aria. Da qui si comincia a capire quali
caratteristiche debbano avere gli altoparlanti e perché
esistono i sistemi multivia. In particolare esistono altoparlanti
di dimensione e peso diversi proprio per essere ottimizzati
a rappresentare note acute o grevi.
Un altro aspetto importante
nella valutazione dell'altoparlante consiste nell'analisi
della dispersività. Il modello più diffuso di altoparlante,
di cui già accennato, è quello dello stantuffo. Da calcoli
e misure sperimentali risulta che questo modello ha due
comportamenti differenti a seconda della frequenza di emissione
del suono: fino ad un certo punto lo "stantuffo" risulta
annegato nell'onda stessa che produce, da un certo punto
in poi invece è come se la sparasse in avanti. In altre
parole l'altoparlante risulta essere dispersivo (emette
un'onda sferica) fino a una certa frequenza e da li' in
poi risulta essere direttivo (emette una porzione di onda
sferica).
La formula che ci permette
di capire fino a che frequenza un dato altoparlante passa
dallo stato di buona dispersione a quello di direttività
afferma che questa soglia dipende anche dal diametro della
membrana emettitrice. In particolare, per rimanere in regione
di buona dispersività l'altoparlante deve avere diametro
minore o uguale alla metà della lunghezza d'onda che stà
emettendo. Per esempio immaginando un altoparlante per medio
e basse frequenze da 17 cm di diametro possiamo dire che
esso mantenga le doti di buona dispersività fino a 1000Hz,
dato che questa frequenza ha una lunghezza d'onda pari a
circa 34.4 cm.
Monovia
I diffusori monovia sono caratterizzati
da un unico altoparlante, chiamato larga banda, capace di
rappresentare e diffondere tutte le frequenze utili alla
rappresentazione del suono. Per fare questo l'altoparlante
deve avere caratteristiche eccellenti in tutto lo spettro
di frequenze della musica. In poche parole deve avere un
"equipaggio mobile" sufficientemente leggero per poter vibrare
ad alta frequenza, contemporaneamente deve essere in grado
di spostare volumi importanti di aria per rappresentare
bene le basse frequenze. Insomma, gli si chiede di essere
grosso e leggero.
Due vie
I diffusori a 2 vie sono i
più diffusi perché rappresentano il miglior compromesso
per tutte le richieste che si possono fare. Essi sono caratterizzati
da una unità per le basse frequenze (un altoparlante chiamato
woofer) e una per le alte (chiamato tweeter) che presenta
una superficie di emissione leggerissima e solitamente molto
più piccola di quella del woofer.
Ognuno dei due altoparlanti
allora si occupa solo di un preciso insieme di frequenze
e non sono quindi necessari materiali e tecniche costruttive
costosissime come invece accade per i larga banda. Per poter
lavorare correttamente insieme i due altoparlanti devono
essere collegati ad un filtro elettronico (crossover) che
ha il compito di distribuire le frequenze giuste all'altoparlante
apposito.
Un diffusore a 2 vie è quindi
caratterizzato da un mobile con camera di risonanza, al
cui interno sono presenti un filtro elettronico e montati
esternamente due altoparlanti dedicati.
Multivie
Un diffusore multivia è molto
simile al due vie dove banalmente gli altoparlanti sono
addirittura 3 o più. Il motivo di ciò consiste essenzialmente
nell'accentuare la divisione della banda audio per 2 motivi:
distribuire meno frequenze ai singoli altoparlanti, utilizzandone
così di più specifici, estendere la rappresentazione dello
spettro sonoro ai limiti di banda, dove di solito si tende
ad avere, da parte della maggior parte dei diffusori, un
calo di sensibilità.
In questo tipo di diffusori
la circuiteria del filtro elettronico può risultare molto
complessa e dal costo sensibile.
Analisi delle
specifiche e dei vincoli
Abbiamo visto finora una panoramica
dei vincoli generali e delle nozioni di base che caratterizzano
la definizione di un sistema di diffusori acustici per uso
casalingo.
Il progettista deve necessariamente
definire su carta i vincoli e le caratteristiche del sistema
che deve essere realizzato.
È senza dubbio sbagliato accettare
che la scelta di una configurazione di sistema possa "suonare"
meglio o peggio. L'obiettivo è e rimane l'alta fedeltà e
differenti scelte di progetto non sono rivolte a cercare
un livello qualitativo migliore o peggiore, bensì a ottenere
l'alta fedeltà nell'ambiente, nella posizione d'ascolto
e nell'ambito di tutte le condizioni e vincoli dettati dal
caso studiato. In questo insieme di vincoli rientrano anche
le condizioni economiche.
Per
completare la panoramica, sarebbe necessario che l'utente
finale fornisse con precisione l'informazione sul tipo di
uso a cui vuole destinare i suoi diffusori. Non si tratta
di conoscere che musica ascolterà l'utente (e' impensabile
che un suono possa essere riprodotto correttamente se proveniente
da una orchestra sinfonica ma non da una ballata country),
ma di conoscere il tipo di ascolto che egli farà. Per capire
il concetto di tipo di ascolto bisognerebbe conoscere quello
di "evento acustico". Ma semplificando il ragionamento si
può arrivare a sintetizzare che sarebbe necessario, quantomeno,
sapere come l'utente abbia intenzione di vivere l'evento
acustico, se da solo o in compagnia, stando seduto al centro
o in piedi con amici, come ad un party. Sapere se i diffusori
saranno dedicati per un ascolto analitico o di intrattenimento,
se verranno utilizzati per l'Home
theatre
o l'ascolto puramente musicale.
Non essendo spesso possibile
interloquire con l'utente, è possibile classificare almeno
le tipologie più comuni di "tipo" di ascolto:
-
ascolto
analitico,
-
ascolto
analitico condiviso,
-
ascolto
eterogeneo,
-
ascolto
distratto per accompagnamento,
-
ascolto
di gruppo per coinvolgimento.
Queste sono solo alcune delle
potenziali destinazioni d'uso e, ovviamente, prescindono
da altri usi che non siano casalinghi (come i professionali
o il public address) e che non sono contemplati in questa
sezione.
Per ascolto analitico (condiviso
e non) si intende che gli utenti considerino la musica come
unico soggetto della loro seduta di ascolto. Nel caso invece
di ascolto eterogeneo, distratto o di gruppo, si intende
che gli ascoltatori pongano come soggetto della seduta non
la musica (non necessariamente come unico soggetto), ma,
ad esempio, le loro attività (anche di lavoro): come una
discussione su un argomento di costume (ad esempio gli anni
'70), l'intrattenimento tramite un film, la creazione di
atmosfera per una festa o una celebrazione...
Nei primi 2 casi quindi si
pone la possibilità di vincolare la posizione di ascolto,
con qualche attenzione verso la configurazione condiviso.
Gli altri tipi di ascolto invece saranno molto variabili
anche tra di essi, soprattutto in termini di posizione di
ascolto.
Vediamo un paio di esempi
guida.
Ascolto
analitico
Per l'ascolto analitico possiamo
pensare che l'utente si ponga nella condizione migliore,
quindi rispetti la regola del triangolo isoscele 2 per 2,5
metri.
In questo caso la dimensione
dell'ambiente può diventare il parametro principale da ottimizzare.
In particolare per ambienti piccoli può essere offerta come
soluzione anche un sistema monovia. I sistemi monovia sono
basati su altoparlanti larga banda caratterizzati da notevole
direttività alle alte frequenze. Questo fenomeno costringe
a pensare a questi sistemi in ambito di invarianza della
posizione d'ascolto.
Il fatto che il diffusore
risulti direttivo consente di diminuire gli effetti del
campo riverberato e l'ascolto potrebbe risultare naturale
e poco "colorato", meno dipendente dall'ambiente d'ascolto.
Un sistema basato su larga
banda potrebbe così sembrare ottimo per ascolti in spazi
piccoli e posizioni d'ascolto invarianti.
Nel caso l'ascolto sia gradito
a volumi più sostenuti e magari condiviso, potrebbe essere
più indicato approntare un sistema a 2 vie. Questa configurazione
consente maggiore tenuta di potenza rispetto ad un monovia,
maggiore semplicità di collocazione e notevole versatilità.
Questo è solo un esempio di
come scegliere una configurazione.
Altri tipi di ascolto
La diffusione del suono in
condizioni in cui la musica non sia la protagonista è maggiormente
ricca di soluzioni, dalle meno costose alle più complesse.
Generazioni di elettroacustici
hanno definito dei modelli per rendere il più possibile
indipendente dalla posizione d'ascolto, la ricostruzione
corretta dei piani sonori o del cosiddetto "sound stage".
Questi modelli, per la loro
complessità, si basano essenzialmente su sistemi multi vie.
Orientando differentemente gli assi di emissione degli altoparlanti
di ogni singolo diffusore, è possibile creare una situazione
in cui lo spostamento dell'ascoltatore intorno al punto
d'ascolto ideale, non pregiudica la corretta percezione
della profondità e dei piani sonori.
Questo tipo di configurazione
risulta particolarmente adatta nel caso in cui l'evento
sonoro debba essere necessariamente condiviso da diversi
ascoltatori.
Anche in questo caso l'analisi
dell'ambiente consiglia la dimensione del diffusore. In
particolare la dimensione in altezza del diffusore è molto
dipendente dal fatto che si prediliga o meno l'ascolto in
piedi o da seduti. Per questi e altri motivi si può immaginare
che, quindi, in questo ambito di ascolto dove la musica
può non essere protagonista e dove comunque l'evento sonoro
è condiviso da molte persone, le soluzioni progettuali punteranno
su diffusori importanti per dimensione e altezza e saranno
multivie, da un minimo di 3 in su, considerando anche e
ovviamente la dimensione della sala d'ascolto.
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